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La storia

L’ Istituto Comprensivo Statale Giampietro Romano è sito in Torre del Greco.
Secondo comune non capoluogo di provincia più popoloso d’Italia, è situato nelle immediate vicinanze del Parco Nazionale del Vesuvio, tra il Vesuvio e il golfo di Napoli.
In epoca romana, come testimoniano numerosi reperti archeologici, Torre del Greco era probabilmente un sobborgo residenziale di Ercolano. Qui erano sorte numerose ville che godevano dall’amenità dei luoghi e dalla posizione centrale all’interno del golfo di Napoli.

Proprio come accadde con Ercolano, Pompei, Stabia e Oplonti, la devastante eruzione del Vesuvio del 79 d.C. sconvolse anche questi luoghi, fino a rimodellarne l’intero suolo e respingere il mare per oltre 500 metri.

La protostoria della città si confonde con quella di Sora e Calastro, il cui nome sopravvive in due delle attuali contrade: nel 535, infatti, gli abitanti di questi villaggi furono trasferiti a Napoli dal generale bizantino Belisario per ripopolare la città dopo il sacco che aveva subito.

I Saraceni si insediarono nel territorio nell’880, con il permesso del vescovo di Napoli Atanasio, dal quale furono successivamente trasferiti ad Agropoli due anni dopo.

La città in seguito fu presa dagli Svevi e, a partire dal Quattrocento, subì le vicende del Regno di Napoli, divenendo parte del demanio reale. Il re Alfonso I ne cedette poi il possesso alla famiglia Carafa, senza diritti feudali.

Nel 1631 un’eruzione di proporzioni ingenti distrusse tutto il versante a mare del Vesuvio: Torre del Greco venne invasa da torrenti fangosi e da grandissimi flussi lavici, dei quali uno in particolare generò le scogliere della Scala.

Il 18 maggio 1699 la città riacquistò il diritto di possesso del suo territorio con un atto di compravendita dall’ultimo dei proprietari, il marchese di Monforte, per 106.000 ducati e dopo questa data si ebbe una fioritura del commercio marittimo, mentre la flottiglia peschereccia dell’epoca contava 214 imbarcazioni, dedite alla raccolta delle spugne, del corallo e delle conchiglie. In quest’epoca si cominciò la lavorazione del corallo, divenuta poi tradizionale.

Tra il XVII e il XVIII secolo, in epoca borbonica, vi furono edificate diverse ville signorili dell’area vesuviana: le ville del Miglio d’oro, che conservano ancora oggi splendidi esempi di architettura settecentesca.

Il Comune di Torre del Greco è stato poi travolto nel 1707 dalla caduta abbondante di piroclasti del Vesuvio, insieme ai comuni di Scafati, Striano e Boscotrecase, con danni alle coltivazioni e centinaia di feriti.

L’eruzione del Vesuvio del 1794 seppellì il centro storico sotto uno spessore lavico di circa 10 metri. Numerose altre eruzioni avevano provocato nei secoli ingenti danni alla città: e dinfatti sullo stemma municipale, che comprende una torre, è riportato il motto della fenice: Post fata resurgo.

Pietro Antoniani Eruzione del Vesuvio vista da Torre del Greco
La città divenne municipio sotto la dominazione di Giuseppe Bonaparte nel 1809 con l’elezione del primo sindaco Giovanni Scognamiglio. Sotto la dominazione di Murat diventò, insieme alla vicina Portici, la terza città del Regno di Napoli, dopo Napoli e Foggia, con 18.000 abitanti, malgrado le ripetute eruzioni vulcaniche che, anche nel XIX secolo, avvenivano quasi ogni due anni.

Torre del Greco ha una popolazione distribuita su due centri abitati, confinanti senza soluzione di continuità: il capoluogo, omonimo, e la frazione di Santa Maria la Bruna che comprende la contrada Leopardi, (così chiamata in onore del poeta che vi soggiornò nell’ultimo periodo della sua vita) e la contrada Palazzone, che deve il nome alla presenza di un enorme edificio un tempo sede della guarnigione borbonica addetta al controllo della zona di caccia tra Villa Inglese e Via Prota.

L’area di maggior interesse archeologico, risalente al I secolo d.C., è la “contrada Sora”, caratterizzata da resti della Villa Sora, probabilmente posseduta dalla famigli Flavia. Annesso alla villa, vi è un complesso termale, ora praticamente sulla spiaggia torrese. L’attenzione sul sito fu posta alla luce dal Gruppo Archeologico Torrese “G. Novi”. Fu redatto anche una pubblicazione in merito dal titolo “Reportage archeologico a Villa Sora”. L’attenzione messa in essere dal G.A.T. coinvolse anche l’allora direttore degli Scavi di Ercolano, e grazie alla Banca di Credito Popolare e ad un contributo dell’Amministrazione Comunale fu possibile effettuare uno scavo. Oggi, ciò che è possibile osservare in contrada Sora è frutto di quell’attività di ricerca.

In zona “Colle dei Camaldoli” esistono i ruderi di una villa rustica e in “contrada Calastro” altre presenze archeologiche testimoniano l’esistenza di un suburbio cittadino. Tutto ciò fu sempre catalogato e ritrovato grazie all’attività di campo dell’Gruppo Archeologico Torrese, che, tra le altre cose, rinvenì anche dei ruderi in Contrada Scappi. Mentre in zona porto si possono trovare le famosissime Cento Fontane

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